Nulla dice addio come una pallottola.
(Philip Marlowe)

Lo scopo della vita è fallire in imprese sempre più grandi.
(Rilke)


         
 
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Blog v. IX.III


sabato, 27 giugno 2009
 
E TU?

L'ultimo teaser del nostro format potrebbe essere davvero l'ultimo...


a tail by fairytails | 00:25 | commenti




martedì, 16 giugno 2009
 
Ricorsivo.

Stavo davanti alla tele. Già mezzo provato dal vape e dal caldo peloso della città sono finito su un film di Ron Howard e immantinente sono scivolato in un profondo letargo. Qui ho sognato che guardavo un film di Haneke. E mi addormentavo. Nel sogno del sogno sognavo di recarmi allo spazio Oberdan e mi vedevo un film di Wenders. Manco a farlo apposta, dopo cinque minuti calava su di me un sonno invincibile. Da cui usciva un altro sogno in cui venivo invitato da una bella ragazza a vedere un film a casa sua. Una scusa evidentemente. Nel dubbio, mi lavo i denti tre volte. Speravo fosse un film di Ozon così da prenderla per sfinimento e invece scorre un film di Tarkovskij e cado morto tra le sue braccia come corpo colpito da Tarkovskij cade. E, tanto per cambiare, sogno. Stavo davanti alla tele...




a tail by alexthecat | 23:57 | commenti




venerdì, 05 giugno 2009
 
Prima della pioggia (radioattiva).
Twitter dal Basso Impero.

A un bel momento, mi trovo in un luogo a perdere. Colline brulle, monti neri, alberi spezzati e foglie in polvere.
Mi segue il fido Fido, il mio cane radioattivo.
- Siamo in un brutto sogno? - Gli chiedo.
Senza guardarmi, alza la gamba e mi piscia un liquido verde fluorescente su una scarpa.
Ha sempre la risposta pronta quel cane bastardo.
Se fosse un sogno mi starei sognando anche uno dei peggiori odori che mai mi colpirono l'olfatto in stato di veglia. Se fosse un sogno.
Se non lo fosse sarebbe meglio scoprire dove sta il mio seggio.
Potrei chiederlo a qualcuno se ci fosse.
Passa una minorenne.
Mi dice che non sono vestito abbastanza bene per unirmi alla festa e passa oltre.
Tira un tuono ad occidente. Scendono gocce grosse come angurie.
Fido apre la bocca, felice, perché la pioggia che scende è come lui: radioattiva.


Mai il basso impero era stato così basso. Attenti alla testa.


a tail by alexthecat | 18:56 | commenti




mercoledì, 27 maggio 2009
 
1000 e non più 1000.

Ad alcuni tutte le fortune, ad altri poche, ad altri ancora nessuna. E' la roulette della vita baby e non ci puoi fare niente. Prendete Gastone Paperone per esempio. Fatto? Bene. Ecco potreste essere voi come pure no.
Per farla meno molesta diciamo che siamo arrivati a quasi quota 1000 tra gli amicissimi di Facebook e, com'è come non è, si è deciso, causa colpo di calore, di premiare il millesimo amicone con un regalo degno di Fairy Tails. E' di fronte al premio che potrebbe sorgere il dubbio se il futuro vincente più che un Gastone non sia un ennesimo Pirro.

Vi diamo nella foto che segue un indizio del presente, che prima o poi ci verrà in mente, ma sicuramente assomiglierà a questo. Uno su 1000 ce la fa. E quando ce l'ha fatta? Abbiate il coraggio di diventarci amicerrimi e lo scoprirete.


a tail by fairytails | 19:32 | commenti




domenica, 17 maggio 2009
 
Replicanti 1.

Il problema del nutrirsi di esseri senzienti.


Scena 1. Interno, giorno.

Un etto di speck grazie.
Pronti.
E' buono? (Domanda trabocchetto).
E' favoloso (Risposta trabocchetto). E' un etto e cinquanta... Che faccio? Lascio?

Ovviamente, lasci. Che gli dici sennò? Prenda la colla e lo riattacchi al resto? E poi cambi per sempre salumiere che altrimenti il prossimo giro ti dà quello che non gli hai fatto lasciare la settimana prima.



Stacco. Scena 2. Interno, notte.
Col mio panino da un etto e mezzo di speck e brie mi posiziono di fronte a uno dei miei film preferiti nell'ennesima edizione più-figa-di-quella-prima. La vita si riduce ad un'attesa tra un'edizione figa e la prossima più figa.

-Tyrell: “cominciamo a riconoscere in loro strane ossessioni...”.

Il mio panino si fa più pesante e non tanto per quei 50 grammi lasciati in più.

-Tyrell:”se noi li gratifichiamo di un passato noi creiamo un cuscino, un supporto per le loro emozioni e così li controlliamo meglio...”.

Non so perché ma quando Rachael dice “signor Deckard, ha mai ritirato un essere umano per errore?” mi sale una curiosa voglia di carote.

In pratica si potrebbe vederla così: ciò che fa di noi degli umani e ci conferisce l'anima non è altro che il raggiungimento di un certo grado di complessità. Se noi riuscissimo a riprodurre (meglio: replicare) una macchina complessa quanto un umano che cosa la distinguerebbe da noi? Nulla.

Esiste un film più ateo di Blade Runner? Gli umani possono fare a meno della scintilla divina e ciò è dimostrato dal fatto che, pur nella loro imperfezione, sono in grado di replicarsi perfettamente anche senza il famoso incontro genetico che, specie in primavera, fa montare in tutti noi la gazzurra.
C'è di più: ogni essere che supera un certo grado di complessità (di vene, di neuroni, di circuiti) diviene senziente, guadagna un'anima nel senso latino (e ateo) del termine, ossia vento, spirito vitale. Qualcosa che non è affatto staccato dal corpo come le fette del mio speck e che muore insieme a lui.

La forma che contiene l'anima è piuttosto secondaria. Un film meno ateo come 2001 odissea nello spazio la infila dentro Hal 9000, uno scatolo elettronico con un monocolo rosso che spunta da un citofono. Un citofono sì, ma umano. Tanto che come un umano sbaglia e come un umano cerca di sopravvivere fino ad eliminare l'equipaggio dell'astronave. In quella sequenza da orgasmo in cui l'astronauta David spegne il cervello di Hal io ho sempre visto l'uccisione di un essere senziente, volgarmente detto assassinio.

Non credo che siamo lontani da quegli scenari. Magari ci vorranno ancora molti anni, ma la possibilità di replicare macchine senzienti la vedo molto concreta. Ciò aprirà problemi etici piuttosto complessi e forse drammatici, anche se io tifo sempre per il “primo contatto” con i vulcaniani e soprattutto le vulcaniane, cosa che ci porterà a un gradino più alto di saggezza.

Improvvisamente mi prende uno strano bisogno di rape. A me. Che hanno fatto sempre schifo, le rape.



Scena 3. Interno giorno.

Nella sala d'aspetto del veterinario ci sono 3 umani con rispettivamente 3 animali. Una donna di grossa taglia ha un cane di minima taglia. Un signore anziano ha un giovane cane e poi c'è un tizio ancora considerato giovane con un gatto considerato non più giovane che poi sarei io. Basta il guaito di un paziente già sotto visita per capire che tutti e sei i presenti sono esseri senzienti. Il cane piccolo si abbraccia alla grossa donna, il cane giovane trema insieme al vecchio signore...
Siamo già circondati da millenni da replicanti. Si chiamano animali che guarda caso contengono nel nome il concetto di anima nel senso prima citato, ossia macchine molto complesse e pertanto senzienti. Fermandoci ai mammiferi credo che nessuno possa negare il fatto che provino dolore, paura, affetto in modi molto simili a noi. Più sono complessi e più sono simili, dando ragione a quel miscredente di Darwin che ci ha fatto discendere non da dio ma da un  albero.
Intanto, l'ottimo panino è lì che mi guarda come a dire: come la mettiamo? Tutto questo bel ragionamento non ti ha impedito di addentarmi.
Non lo so. C'è una domanda di riserva?
Potremmo risolverla come in “Ristorante al termine dell'universo” in cui i maiali desiderano essere mangiati. O meglio ancora far crescere gli speck come tralci d'uva. E' una cosa che si può fare e qualcuno lo sta già facendo. E' un po' l'opposto di Blade Runner. Invece di impegnarci a creare esseri complessi potremmo semplificare esseri già complessi. Avere la coscia del maiale senza il cervello del maiale. Lo stinco senza il santo. Salvare finalmente capra e cavoli (anche se dei cavoli farei volentieri a meno).
Potremmo tutti diventare vegetariani carnivori e vivere in armonia, liberi dai sensi di colpa.
- Bella. Sì bella prospettiva, ma intanto?
- Intanto, scusa, scusami tanto, sono una merda, ma ti finisco.


a tail by alexthecat | 11:36 | commenti




martedì, 05 maggio 2009
 
Mancano solo 233 giorni a Natale!

Questa era la buona notizia. Per quella cattiva liberi tutti. Sfogliando una rivista patinata me ne viene in mente una: ci sono pochissime probabilità che la testimonial di intimissimi mi voglia come amico su facebook. E questo mi riporta ad un'antica riflessione: può il bello essere anche giusto? Perché non possiamo godere tutti dell'amicizia della testimonial di intimissimi? Se il bello non è giusto e l'ingiusto è immorale si ha una risposta al dilemma che da tempo attanaglia questo blog: la testimonial di intimissimi non è morale. Il corollario è evidente: ho un debole per ciò che non è morale.

Detto questo veniamo alla cronaca.
Pianeta Rozzo prosegue il suo cammino anche se i suoi continui rinvii mi hanno spesso indotto a pensare che forse c'ha la rogna. I tentativi di proseguire questo capolavoro ha incontrato una serie di imprevisti da far invidia a Terry Gilliam, l'amabile regista con un condor che gli volteggia perennemente sulla testa. A pensarci bene è da quando abbiamo incontrato Terry al Milano Film Festival che...
Ad ogni modo, con la presenza di un esorcista siamo riusciti proprio oggi a girare un altro pezzo immortale di cui anticipiamo giusto il frame di questa foto.



Nel frattempo ampliamo il parco attori con sortite in scuole di teatro e blitz in spettacoli di cabaret. Una simpatica attrice mi faceva notare che secondo lei i registi si dividono tra chi ritiene gli attori mucche da ammaestrare e chi li ritiene mucche già ammaestrate. La differenza si capisce dalla presenza o meno del frustino in mano al regista. Ecco, visto che il Natale è alle porte, se qualcuno mi volesse regalare un frustino...

a tail by alexthecat | 23:41 | commenti




giovedì, 23 aprile 2009
 
Piccola, ma cattiva.

Il tempo vola nell'era digitale. Solo qualche anno fa i registi noti che usavano il digitale (es: Wenders o Soderbergh) tendevano ad avvicinare le proprie immagini a quelle a bassa qualità dei filmini delle vacanze dei comuni mortali.
Non era che uno sfoggio di talento egocentrico travestito da falso sentimento democratico. “Se ci riesco con questa schifezza normalmente smanacciata da turisti col cappello da pescatore vuol dire che sono veramente un grande e tu veramente un poveretto col cappello da pescatore”.

Pochi anni e i giocattoli si sono evoluti a tal punto da presentarsi alla corte dei film ricchi. E' il caso di questo film totalmente decerebrato (e per questo già tra i miei preferiti).

Costo 20 milioni di vecchi dollari. Telecamere da 1.000 a 5.000 dollari del vecchio conio (Canon HF10, XH-A1 e Sony EX1). Il film è stato girato soprattutto con la camera più piccola, una palmare che gira in full-hd altamente compresso.

Ora, resta da chiedersi, ammettendo un budget di telecamere ad esagerare di 25.000 verdoni (contando quelle che hanno fracassato gettandole dalla finestra per filmare le cadute), per cosa hanno usato i restanti 19milioni975mila? Catering?

Senza alcuna polemica verso i Capi del Cinema, ma se mi deste anche solo 5 cucuzzoni vi giro un lungo che ho qui in saccoccia bello che pronto con delle telecamere a dir poco da sballo. Non dite che non ve l'ho detto. Poi.

a tail by alexthecat | 17:15 | commenti




mercoledì, 08 aprile 2009
 
Fuori dal bidone c'è un bidone più grande.



In questo bidone c'è un eroe. Uno che ne ha viste tante, così tante da aver subito un invecchiamento precoce. Invecchiare, si sa, comporta un processo degenerativo sia fisico che mentale e, infatti, il nostro eroe rapidamente si fa prendere dal panico. Quando la linea dello stress è troppo alta una soluzione è infilare l'eroe nel bidone, un ventre scuro e protettivo. Un utero insomma.
E' solo un videogioco. Per adulti mai cresciuti come me, realizzato da un bambino adulto, giapponese per giunta...

Per chi come il sottoscritto ha già visto quasi 4 decenni di storia è difficile non ritrovare nei fumetti giapponesi l'eco della propria infanzia vissuta alla fine degli anni '70 con il suo ultimo carico di utopia libertaria.  I robot giganti guidati da romantici capelloni un po' effemminati (Actarus suonava la chitarra, Capitan Harlock l'ocarina) lottavano per ideali di socialismo e libertà. Persino lo scanzonato Daitarn 3 usava il sole (dell'avvenire) per friggere i cattivi, quasi sempre fascisti, quasi sempre provenienti da Marte (Don Zaucher – una specie di Papa Ratzinger ante litteram) o dalla Luna. Le loro truppe avevano un'uniforme identica come da tradizione totalitaria.
A noi piacevano molto gli eroi, specie se super che risolvevano la questione ideologica con la dialettica del maglio rotante (Goldrake) e del doppio fulmine (Mazinga).
Non ci possiamo fare niente, quelle idee ci hanno inprintato per sempre e in un certo senso ci hanno fottuto condannandoci a un futuro di eterni delusi.

Nei decenni successivi Goldrake e soci hanno incassato solo batoste, l'utopia si è progressivamente spostata dalla piazza al divano di casa che, diciamolo, è un po' più comodo. Poi nell'89 abbiamo tutti salutato come una liberazione la caduta della Luna Rossa del socialismo reale. Ci abbiamo messo un po' e forse non ci siamo arrivati ancora tutti a capire che in quel momento ci era stato recapitato il certificato di morte dell'utopia. Goldrake era già finito nel museo insieme alla salma di Lenin, Harlock se ne stava a prendere il sole in qualche isola dei Caraibi, mentre qui c'era il ritorno del Re Vega o del Re Vago (W.Bush), ormai privi di alcuna credibile resistenza.

Ci credo che non ci piaccia crescere. Devi aver bevuto davvero troppa Coca Cola per pensare che il mondo di oggi sia una figata. Allora meglio chiudersi nel bidone, come fa il Mica-Tant-Solid Snake. Uno che ci crede ancora. Invecchiato precocemente insieme alle sue idee che avevano il difetto di essere Giuste. Qualche colpo lo sa assestare ancora, ma  sono colpi virtuali e consolatori. Rivoluzioni intime per spettatori che non vogliono rassegnarsi al cinismo e che ancora vedono in fondo al vaso (al bidone?) la speranza. Del resto come insegna un vero Solido come Clint nel suo ultimo Davvero-Grande Torino, il nostro dovere è almeno lasciare la speranza ai nostri eredi.



a tail by alexthecat | 19:18 | commenti




lunedì, 30 marzo 2009
 
Dogmi, grammatiche e infrazioni... Con domanda di fondo irrisolta.
Inutili riflessioni a proposito del montaggio.

Mi è capitato in passato di dover editare eventi sociali tipo feste, matrimoni, concerti etc...

Per la verità di matrimonio ne ho girato solo uno per amicizia e con estrema fatica mentale promettendomi di non ripetere mai più l'esperienza. Ovviamente, per un pregiudizio ideologico che mi fa assumere tale evento come una sorta di avvelenamento del gusto, ma è un problema mio e del mio analista. Problema che a suo tempo risolsi con un montaggio eclettico che iniettava dosi di fiction all'interno di una storia reale con lo scopo di alleggerire il carico di insignificanti che il momento portava in sé.

Ora, recentemente, mi sono ritrovato a montare altri eventi reali, ossia avvenimenti costruiti da altri sceneggiatori (la vita, il tempo, i parenti, la meteoreologia) e su cui non si ha il controllo apparentemente totale che si crede di avere quando ci si mette a scrivere una propria sceneggiatura.

Anche in questi casi il montaggio mantiene la sua forza di riscrittura degli eventi ed è ciò che più mi piace di questa fase cinematografica. Essendo un linguaggio “modale” esso può seguire anche nuove regole da noi inventate. C'è sempre il rischio di uscire dal figurativo e finire nell'astratto, ma è un gioco molto divertente provare a dogmatizzare una tecnica e vedere cosa succede. Alla peggio il pubblico rimarrà basito e noi potremo darci la patente di artisti incompresi in un meraviglioso vittimismo autogratificante.

Ecco quindi il dogma che ho provato a seguire negli ultimi montaggi:

1) rispettare l'unità di tempo, luogo e azione;
2) lasciare che la storia si racconti da sola quindi: pochi titoli, niente grafica, estrarre dal contesto le indicazioni spazio-temporali;
3) seguire la cronologia degli avvenimenti... Tentare un montaggio in camera;
4) luce naturale, solo aggiustamenti sul colore che riguardino starature nel bianco e nel nero;
5) tagli secchi;
6) la musica detta il ritmo dei tagli;
7) camera a mano, movimento sensibile.

Fissato il dogma su sette regole, il bello è raddoppiarle trasgredendole, ma non troppo, altrimenti si finisce in un altro dogma o nel dogma di qualcun altro.

Al termine solo una domanda resta sospesa: può il bello essere morale?
(Nella foto: l'automontaggio, quando il film si monta da sé).

 
a tail by alexthecat | 00:35 | commenti




giovedì, 12 marzo 2009
 
PIANETA ROZZO - IL SECONDO TEASER E' SERVITO...



a tail by fairytails | 19:22 | commenti