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martedì, 24 novembre 2009
Previste code verso Fairy Tails.
Aspettando Pianeta Rozzo parte seconda.
Una coda si aggirava oggi per Fairy Tails. Era la coda di Golia, “il cane più stupido che ci sia” a detta del suo socio. Socio perché Golia non ha padrone e dopo un’ispezione dei locali ha preso ed è andato a farsi un giro per il quartiere. Ha l’aria del cane tabagista e quindi non mi stupirei se tornasse con una stecca di Gauloises. Non ha però l’aria del cane intellettuale, quello che si ferma al “Bar Casablanca” cantato da Gaber. Ha più l’aria di uno che si ferma al bar dello sport, quello dove c’è la dolce Camilla che fa le piadine. Me lo vedo lì che fuma una sotto marca delle Lucky Strike, leggendo scazzato La Gazzetta. A Golia del calcio non frega più niente. Legge la Gazza solo perché del resto gliene frega ancora di meno. Golia non è affatto il cane più stupido che ci sia, a detta del suo socio.
Ha capito che il Pianeta è Rozzo, ma, alla fine, va bene anche così.
mercoledì, 18 novembre 2009
A pochi centimetri dalla scogliera.
Lungo la via incontro un tale un po’ rasta.
- Fratello rilassati! - Mi fa. - Tanto non ce n’è più ormai per molto.
E passa oltre.
E se avesse ragione?
Non avrebbe più senso fermarsi tutti a guardare gli ultimi tramonti in riva al mare in compagnia di una escort (per i conservatori) o di un trans (per i progressisti), rollandosi placidamente una canna?
Forse. Ma c’è una folla dentro di me che dice: prima della fine facci vedere Pianeta Rozzo!
Giusto dico io alla folla. Citando un grande film, una promessa è una promessa.
Solo che, come molte avventure cinematografiche, la maledizione di Terry Gilliam sembrava essersi abbattuta anche su Pianeta Rozzo. Con razionalismo illuminista abbiamo interrogato una medium che, accarezzando un gatto morto, ci ha detto:
- sacrificate una vergine ad Apollo!!! - Poi è andata a vendere tutte le sue azioni.
Siccome di vergini non ne abbiamo trovate abbiamo sacrificato direttamente Apollo e... Magia... Pianeta Rozzo sta per apparire su questi schermi.
Sempre che non spenda gli ultimi euri con quella escort da paura. Sono sempre stato un arcigno conservatore sul sesso. Ma solo sul sesso...
(Nella foto Monet-Scogliera "vai avanti tu, poi mi racconti")
martedì, 10 novembre 2009
Amleto 2009.
Basato su un sogno vero.
- Dottore stanotte mi è apparso mio padre. Pensavo mi volesse chiedere di vendicare la sua morte per mano di mio zio e invece...
- Invece?
- Voleva regalarmi una pista da sci.
- Una pista da sci?
- Sì completa di impianto di risalita e, naturalmente, di sci e scarponi.
- Vada avanti.
- Gli ho fatto notare che costruire una pista da sci è la cosa meno ecologica che si possa fare al giorno d’oggi. Tutti quegli alberi tagliati, i piloni di cemento, la gente a frotte, per non parlare dei cannoni per sparare la neve. E poi ce ne sono già abbastanza di piste da sci. Ma lui ha insistito dicendo che era un investimento per il mio futuro...
- Quindi?
- Nell’immagine successiva sto scendendo a uovo sulla più grande pista che abbia mai visto. Non si vedeva un albero nel raggio di miglia.
- Nessun albero?
- Si fottano gli alberi. Andavo giù come un missile, dottore. Un missile!
martedì, 03 novembre 2009
Stabile instabilità.
Trovo curioso come, normalmente, parlando di stabilità, questa si associ ai numeri dispari quando concerne esseri inanimati (es: un tavolo non sta in piedi con due gambe e può traballare con quattro, mentre con tre è perfettamente fermo). Al contrario, quando concerne esseri animati la si associa ai numeri pari (es: una coppia è stabile più di un triangolo amoroso). E come tutte queste idee abbastanza imprecise vengano costantemente messe in crisi dalla vita in privato e dall'arte in pubblico.
Nel lontano 1933 Ernst Lubitsch sul tema fece un film che ha dei dialoghi che neanche Tarantino scriverebbe in sogno.
Max Plunkett: Mr. Curtis? What is your annual income, in round figures?
George Curtis: In round figures? Zero.
Max Plunkett: May I ask what you live on?
George Curtis: Nothing. I survive on miracles.
Design for living si chiama, che si potrebbe vedere come un Jules e Jim senza senso di colpa. E' molto liberatorio uccidere il senso di colpa, ma dopo il '33 è stato quasi impossibile. Qualche traduttore amante delle certezze da noi l'ha chiamato “Partita a quattro”. Peccato che la partita fosse solo a tre + una comparsa. Se fosse stata solo a due sarebbe stato tutto un altro film. Probabilmente instabilmente stabile.
martedì, 27 ottobre 2009
SCOIATTOLO!
Afferrare una storia per la coda, la terza dimensione del piacere.
Metti una sera a vedere l'ultima perla Pixar, UP.
Metti sul naso un paio di occhialoni scuri alla Woody Allen per godere della ri-nascita del 3D.
Metti dei pensieri a caso sul tema.
A che serve il 3D? Più o meno alla stessa cosa per cui è servito nell'ordine il sonoro, il colore, il cinemascope, il DTS etc. Ossia tenere legato il bieco spettatore alla poltrona della sala. Spettatoraccio sempre più distratto dalle sirenette in bassa definizione di internet (c'è qualcosa di più orribile visivamente di un video su youtube?) o dalle libidini di schermi sempre più spalmati sui muri di casa e con definizioni sempre più alte (unmilioneperunmilionedipixel).
La visione stereoscopica è vecchia quasi quanto la fotografia. Mio nonno aveva una macchina fotografica con due obiettivi posti a breve distanza l'uno dall'altro che faceva due fotografie leggermente differenti su due porzioni di pellicola. Il risultato si metteva in un apposito visore binocolare e la visione era perfettamente tridimensionale e di ottima qualità.
Come sempre, quando poi si tratta di passare all'immagine in movimento le difficoltà aumentano grandemente e i vari esperimenti fatti intorno agli anni '80 erano veramente deludenti. I mitici occhialini bicolore restituivano un'immagine completamente distorta e colorizzata. Il 3D fu rapidamente ritirato dagli schermi.
Oggi la cosa si è evoluta un bel po'. Occhiali non più colorati, ma leggermente scuri. Si ha una perdita di luminosità e un po' di aberrazione cromatica, ma la visione è assai gradevole. Avevo visto un concerto degli U2 un po' di tempo fa con degli occhialini sincronizzati elettronicamente. Molto bello e spettacolare, ma alla fine avrei voluto un paio di occhi di ricambio stile Minority Report. Evidentemente la visione non era così naturale e il nervo ottico mi ha chiesto di pagargli una seduta di analisi per evento post traumatico.
C'è poi il fatto che il 3D viene usato non solo per riprodurre la naturale profondità, ma per impressionare lo spettatore con un po' di trucchi da baraccone. Si intenda: io amo i trucchi da baraccone. Quando lo stregatto del trailer di Alice di Tim Burton ti compare a un palmo di naso non puoi che cercare di allungare la mano per acchiapparlo come un bambino in fase orale.
C'è poi un'altra cosa che mi lascia perplesso ed è un fatto di moda. Se la cosa del 3D funziona aspettiamoci un'orgia di remake inutilmente tridimensionali. Già sono agghiacciato dall'ennesima trasposizione del Canto di Natale di Dickens in 3D. Aspettiamo la ristampa in stereovisione di tutta la filmografia mondiale a partire da Quarto potere e Via col vento. La sindrome da aggiornamento perenne non risparmierà neanche i film.
- Hai già visto Come eravamo 3.0?
- No sono fermo alla 2.8. Ho però Il laureato 4.5.
Una cosa curiosa è poi lo spostamento del punto di vista e con esso anche la caduta della cosiddetta quarta parete. Con il 3D si ha l'impressione di essere più vicini, più immersi nel film. Si perde un po' l'oggettività del racconto e si è spesso spronati a vivere il film come fossimo il protagonista di un videogioco in prima persona. Non so se questo sia sempre utile al racconto. Nel senso che toglie un passaggio logico di immedesimazione che normalmente realizziamo automaticamente. Lo spettatore con gli occhiali alla Woody è un po' un avatar di se stesso. Del resto se i videogiochi sono sempre più film perché i film non possono diventare più videogiochi. Forse cambierà un po' il nostro modo di raccontare le storie. Le storie invece non cambiano mai, che siano in 1,2 o 3D, una buona storia ti rende amabile l'idea che la tua casa si possa staccare da terra e atterrare ai bordi di un'altissima cascata.
P.s.
A proposito di cascate, la cosa migliore degli occhialoni alla Woody è che anche se piangi come una mammoletta durante i cartoni animati la tua vicina di sedia non se ne accorgerà e dubiterà un po' meno della tua virilità.
(Woody Allen è capace di vedere in 3D anche le cose in 2D?)
martedì, 20 ottobre 2009
Severamente Severino.
L'elegante orrore della parola fine.
C'è un pensatore che mi piace molto e di cui capisco poco, ma che percepisco essere in conflitto con sé stesso come qualunque essere razionale dovrebbe essere. Il buon vecchio Emanuele non è solo un Prof. che parla di filosofia, bensì è un vero filosofo, uno che disegna idee, pone problemi, di professione si arrovella.
Pensare che ci sia qualcuno che si preoccupa molto delle sorti umani è per me fonte di grande sollievo. In una storia di paperi di un altro grande filosofo-disegnatore, Carl Barks, zio Paperone, impegnato nel materialismo più puro di fare i soldi, paga Paperino per disperarsi al posto suo, in pratica per arrovellarsi e quindi per essere un filosofo papero.
E si arrovella molto bene anche il nostro E. perché leggerlo e ascoltarlo è un vero pasto per la mente, anche quando, come capita spesso, non ci capisco molto.
Un tema che lo appassiona mi pare di intuire sia la provvisorietà dell'essere. Il fatto che le cose emergano provvisoriamente dal nulla e quindi nel nulla ritornino per sempre è un fatto che all'Emanuele non va molto giù.
La vita è un continuo entrare e uscire casuale dal nulla. Come è arrivato questo gatto sulle mie ginocchia? Perché è finita la mia storia con Annie? Dove finiranno tutte le cose e persone che ho conosciuto?
Peep!
- Risponde il concorrente con gli occhiali.
- In un eterno e insondabile nulla?
- Esatto! (seguono applausi al nulla).
Meglio sarebbe poter dire: in paradiso, all'inferno, in un'altra dimensione, nel paese delle meraviglie, nella cesta dei saldi. Ma il nostro Pensatore non crede in nulla di tutto ciò. Vorrebbe potergli credere, vorrebbe credere alle fate, agli gnomi, ma la scienza e la ragione gli hanno lasciato solo la consapevolezza dell'Orribile Nisba.
Non c'è salvezza dal nulla per noi poveri Emanueli un po' troppo miscredenti e restiamo lì con in mano il cerino della nostra inesorabile finitezza.
Eppure, eppure... Il nulla ha i suoi lati fortemente positivi. Il nulla è per logica un elemento creativo, perché dalla sua negazione nasce per forza qualcosa. Il nulla non è una condizione eterna. Il nulla si annulla provvisoriamente con qualcosa che altrettanto provvisoriamente esiste. Non è neanche una condizione disdicevole, il nulla. Del resto lo sperimentiamo ogni giorno. Sogni a parte, che cosa è il sonno se non un quotidiano allenamento al nulla? La fine me la vedo esattamente così: una dormita come non la facevo da anni. Non male.
Anche cinematograficamente la parola “fine”, ormai desueta perché sembra che tutto per forza debba perpetrarsi, mi piace molto. La parola fine è sincera, schietta, elegante e pulita. Un film finisce per fare spazio ad un altro film. Pensaci Severino. Meglio uno schermo nero o un non schermo che vedere la corazzata Potemkin per l'eternità...

(nella foto: aggiustare la parabola col temporale è un buon metodo per giungere rapidamente al nulla)
domenica, 11 ottobre 2009
giovedì, 08 ottobre 2009
ACCOPPATI
Questa foto, presa intorno all'una e mezza di notte in uno sperduto autogrill sulla Cisa, testimonia il nostro furto di premi al prestigioso festival di Monsummano.
Il nostro “Nello spazio di un secondo” ha sconvolto ogni pronostico ed è ritornato vincitore molto più di Radames nell'Aida. Seguirà una video/cronaca dell'evento.
Per chi volesse rivederlo può trovarlo sul nostro sito a questo indirizzo.
sabato, 26 settembre 2009
Una vecchia comoda scarpa.
I titoli di testa nel consueto carattere bianco Windsor su nero, Groucho Marx che canta “hello I must be going” tratto dal film Animal Crackers, il suo alter ego che si muove, pensa e agita nelle vesti, questa volta, di un fisico, le nevrosi cittadine e la città, la sua città, ma anche la nostra, il vuoto e il pieno, il provvisorio e casuale emergere delle cose dal nulla, la sensazione di un posto nuovo con una musica antica, niente è perfetto, ma a noi basta che funzioni.

martedì, 22 settembre 2009
NON SIAMO PIU' IN KANSAS!
e, del resto, non ci siamo mai stati.
Fairy Tails si è ufficialmente trasferita di sede.
Ora ci trovate in Via Padulli n. 17. MM1 Bande Nere. Tel. 02.91532475.
Venite a trovarci!
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